Secondo capitolo della saga Abito per inviati a matrimonio.
Questa volta ci si lascia sedurre dalle lusinghe della provincia e della pubblicità sulle reti locali. Perché la strada tra San Mauro e Settimo cela un capolavoro del cattivo gusto e della cafonaggine. Se vi capita, fateci un salto. Da fuori sembra poco più di un capannone, ma già la fontana nel parcheggio zeppo di Porsche la dice lunga.
Il portoncino d'ingresso è lo stesso della banca con scritto ALT e AVANTI. Il sistema di videosorveglianza è quello di Fort Knox. L'interno è un incrocio tra la Reggia di Caserta, Versailles e il Carrefour di Corso Grosseto.
Al centro della sala, oltre l'immancabile pianoforte a coda bianco, c'è uno scalone di finto marmo di Carrara che porta al piano superiore. Ogni finestra è dotata di un balcone in polistirolo e qua e là si vedono enormi tavoli rettangolari, sempre in finto marmo. Anche le colonne sono in polistirolo. Le commesse, invece, sono per metà silicone e per metà botulino. Hanno la pelle bruciata dal sole e probabilmente pensano che sia una vera seccatura che il cliente non sia un macellaio arricchito che grida: "Prendo il più caro".
Infatti la capobranco dichiara seccata: "Se vuole qualcosa ce lo dica, che abbiamo cento abiti in consegna questo mese."
Per la cronaca: uno straccetto d'abito di un colore non meglio definito costa 500 euro, ed è il capo più cheap. La media degli abiti da testimone è color oro, come vestivano i Beatles. Gli altri vestiti sono innavicinabili, non tanto per il prezzo quanto per il buon gusto.
Guadagnare la porta d'uscita è l'atto più sensato da quando siamo entrati. Sull'uscio, gesto magnanimo, ci consegnano catalogo con DVD. La modella sulla copertina sembra una escort di lusso. E' tutto molto, molto lontano dalla mia idea di matrimonio.