Ti hanno detto che il futuro della musica è iTunes, l'on demand e lo streaming.
Ti hanno detto che Windows Media Audio è più efficiente degli MP3 ma che l'AAC batte tutti, ma proprio tutti.
Te ne hanno dette tante.
E sono tutte sbagliate.
Perché ogni sabato, verso le 14, c'è questo signore un po' male in arnese ma tutto sommato innocuo che viene con la sua fisarmonica e un ragazzino di pochi anni. Il signore suona qualche pezzo - motivi per lo meno mediterranei, tevojobeneaasaje e funicolìfunicolà, ma siamo a Settimo, perbacco - camminando dull'erba del cortile, poi si interrompe, e manda il ragazzino sotto i balconi a raccogliere le offerte.
Qualche monetina quando va bene, un secchio di piscio quando va male, ma in genere raccoglie successo di critica e pubblico.
Dopo una quarantina di minuti - perché lui sa che questa è la durata di una playlist - sale sulla sua Ritmo e si dirige verso un altro cortile - perché lui sa che il vero on demand raggiunge l'utente finale - dove spesso ripropone - secondo un complesso sistema di reccomendations e meta tags - i successi del cortile precedente.
E' molto, molto avanti.
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